| STUDIO AZZURRO |
Studio Azzurro è un ambito di produzione video e di ricerca artistica avviato a Milano nel 1982. In esso sono confluite le differenti competenze di tre persone: FABIO CIRIFINO (la fotografia), PAOLO ROSA (le arti visive e il cinema) e LEONARDO SANGIORGI (la grafica e l'animazione). Dal propositivo confronto di esperienze diverse e con la con sapevolezza di un necessario e inevitabile rapporto con il mercato, oltre che con i canali classici della sperimentazione artistica, nasce l'attività dello Studio. Sin dai primi lavori video, essa si distingue per la particolare ricerca nel settore delle videoambientazioni e raggiunge una visibilità internazionale con l'opera Il nuotatore, ideata nel 1983 e allestita a Palazzo Fortuny di Venezia nel 1984. Alla metà degli anni '80 risale l'incontro di Studio Azzurro con le esperienze di nuovo teatro e la collaborazione con Giorgio Barberio Corsetti, con cui viene progettata e messa in scena la prima opera-video Prologo a diario segreto contraffatto e successivamente La camera astratta commissionata per l'inaugurazione di Documenta 8 - Kassel e premio UBU '88 per il teatro di ricerca. Prosegue nel frattempo anche l'attività cinematografica con il lungometraggio L'osservatorio nucleare del sig. Nanof e l'attivazione di alcune iniziative per la promozione del cinema indipendente.
La ricerca si estende poi al teatro musicale con una serie di collaborazioni con Piero Milesi, Giorgio Battistelli e Moni Ovadia che danno origine ad opere come Il combattimento di Ettore e Achille, Delfi e Kepler’s traum commissionata dal Festival Ars Electronica di Linz. A partire da Delfi e con le videoambientazioni Visit to Pompei (Biennale di Nagoya ‘91), Il giardino delle cose (Triennale di Milano '92) e Il viaggio lo Studio si occupa di una sperimentazione legata all'uso di telecamere agli infrarossi e raggi X. Tra la fine del 1992 e il 1993 viene allestita alla Fondazione Mudima di Milano una esposizione Videoambienti 1982-1992 che attraverso numerose videoinstallazioni, opere, progetti, riassume il percorso di Studio Azzurro. La mostra viene itinerata nei Musei di Tokio, Kokura, Nijgata e viene diffusa, in versione televisiva, nella trasmissione Fuori orario di Rai 3, nell'arco di una notte intera. Inoltre, recentemente sono stati realizzati su incarico delle Orestiadi di Gibellina, lo spettacolo Ultima forma di libertà, Il silenzio (1993) in collaborazione con Moni Ovadia, la videoinstallazione Il giardino dei colori (Paint-Show '94 Tokio) e, per l'Istituto Luce, il film cortometraggio Dov’è Yankel?. Attualmente lo Studio Azzurro nel suo naturale percorso di indagine e ricerca nel rapporto tra arte e comunicazione visiva con alte tecnologie si è interessato ai problemi dell'interattività e del multimediale realizzando per la Triennale di Milano l'installazione Tavoli, per la manifestazione dedicata al centenariodel cinema per la Mediateca Italiana l'installazione Coro alla Mole Antonelliana a Torino e per il Comune della città di Lucca, al Baluardo S. Paolino all'interno delle mura l'installazione interattiva Totale della battaglia. Lo Studio Azzurro ha realizzato, sia in Italia che all'estero, vari programmi video e televisivi ed è intervenuto con scritti e riflessioni teoriche, ha svolto attività in campo formativo e didattico con workshop e seminari. Collaborano con Studio Azzurro M. Coccimiglio, C. Rizzo, L. Scarzella, F. Molteni, L. Centurelli, P. Ranieri, L. Menegotto, M. Takechi, R. Bumke. Principali mostre 1990 - Delfi - studio per suono, voce, video e buio, Artel, Festival Video, Locarno; Corpi riflettenti (serie di) videoinstallazione, Biennale internazionale, Bitonto; Traiettorie celesti - Osservazioni sulla natura - videoambientazione; L’amour de Berlin, Centre Cultural, Cavaillon; Il Segno involato - Osservazioni sulla natura - videoambientazione, Taormina Arte; Kepler’s traum Musiktheater, Ars Electronical, Linz. 1991 - Visit to Pompei - videoambientazione, IIa Biennale, City Art Museum, Nagoya. 1992 - Il giardino delle cose - videoambientazione, XVIII Triennale, Milano. 1993 - Il viaggio - installazione, Fondazione Mudima, Milano; Ultima forma di libertà, il silenzio opera video-teatrale, Orestiadi, Gibellina. 1994 - Il giardino dei colori - videoinstallazione, Paint Show ‘94, Tokyo. 1995 - Tavoli - perché queste mani mi toccano? - videoambientazione, Oltre il Villaggio globale, Triennale, Milano; Coro - videoambientazione interattiva, Museo del cinema, Torino. 1996 - G.A. Story di Robert Wilson. Progetto video, Stazione Leopolda, Firenze. 1996 - Totale della battaglia - videoambientazione interattiva, Baluardo S. Paolino, Lucca; Striaz - video-opera notturna, Mittel Festival ‘96, Cividale del Friuli; Outis Azione musicale, Teatro alla Scala, Milano. 1997 - Il giardino delle anime interattive video environment, New Metropolis Science and Tecnology Center, Amsterdam; Il soffio sull’angelo primo nafragio del pensiero - videoinstallazione interattiva, Università Normale, Pisa. |
FRAMMENTI DI UNA BATTAGLIA
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Frammenti da una battaglia, scenario video-interattivo. Videoambientazione per 2 videoproiettori, 2 videodischi, 1 PC, sistema audio sensibile progettata da: Fabio Cirifino, Leonardo Sangiorgi, Paolo Rosa. Regia Paolo Rosa, immagini Fabio Cirifino, progetto informatico Stefano Roveda, operatori di ripresa Mario Coccimiglio e Riccardo Apuzzo, collaborazione scenografica Carola Aricò, editing video Fanny Molteni e Alberto Morelli, elaborazioni grafiche Leonardo Sangiorgi, collaborazione coreografica Davide Sgalippa, effetti sonori e musiche Davide Rosa. Interpreti: Riccardo Apuzzo, Raffaele Calegari, Danilo Consoli, Chiara De Angeli, Martino Giudici, Andrea Manera, Giovanni Mendini, Claudia Mendini, Elisa Mendini, Martina Sgalippa, Antonella Zaccuri Note per il progetto
"Si è avuta la sensazione di una mischia di automi improvvisamente bloccatisi".
Nel primo percorso d'entrata le videoproiezioni sono realizzate sullo sterrato e delimitate da piccoli scavi. In essi le immagini, quando attivate, sembrano contenere frammenti della battaglia, segmenti della sua tensione emotiva. Nell'altro corridoio, quello in uscita, le videoproiezioni sono effettuate su alcuni mucchi di terra posti a distanza regolare e rappresentano un ammasso di immagini che si accumulano urtandosi ed esplodendo. L'aspetto tridimensionale del racconto è sottolineato da una componente audio, in parte realizzata con suoni e rumori registrati e trattati musicalmente e in parte sollecitata dal vivo per attivare le interfacce. Il primo tracciato (clamori) rappresenterà le tensioni che portano alle immagini centrali del pilastro (mischia) e il secondo (mucchi) è ciò che rimane come conseguenza della stessa. Completa la scena una proiezione (visione sbloccata) che ipotizza un nuovo totale della battaglia con l'intenzione di dare vita e altro senso a "quella mischia di automi improvvisamente bloccatisi". Ma c'è qualcosa che congiunge questo riferimento all'antica battaglia con la moderna tecnologia con cui viene rimessa in scena. Questa strategia della visione globale, di cui il quadro si fa interprete, è la stessa che si ritrova nello scenario delle guerre contemporanee dove un nuovo equilibrio di forze è fondato non più tanto sugli esplosivi, quanto sulla potenza istantanea dei captatori, dei sensori, dei telerivelatori elettronici, che osservano, vedono, "fissano". Un'approvigionamento di immagini che diviene l'equivalente dell'approvigionamento di munizioni. Una guerra delle immagini e dei suoni che sostituisce la guerra degli oggetti, a vantaggio di una volontà di illuminazione generalizzata, capace di tutto a dare vedere, a sapere, in ogni angolo, in ogni istante, versione tecnica dell'occhio di Dio che impedirebbe per sempre il caso, la sorpresa. È, come dice Paul Virilio a cui si devono queste ultime riflessioni, un po' come in un duello di un western, in cui la potenza delle armi conta meno dei riflessi, il colpo d'occhio avrà la meglio sul colpo di arma da fuoco perchè ciò che è percepito è già perduto. |