| TOMMASO TOZZI |
Tommaso Tozzi è nato a Firenze nel 1960, dove vive e lavora. Fondatore o co-fondatore di gruppi e spazi alternativi, ha realizzato, soprattutto negli anni ottanta, una lunga serie di happening, concerti, mostre, graffiti, collaborazioni e altro.
Principali mostre 1989 - Neon, Galleria d'arte, Galleria Neon, Bologna; Leonardi V-ldea, opere della collezione, Leonardi V-ldea, Genova; Videotel, Studio Oggetto, Milano. 1990 - Subliminal Hacker Processing, Vivita 2, Firenze; Italia '90 - lpotesi arte giovane, La Fabbrica del Vapore, Milano. 1991 - Videotel - Transazioni Connessioni Controllo, Galleria Murnik, Milano; Anni Novanta, Galleria Comunale d'Arte Moderna, Bologna; After Duchamp, Galleria 1900-2000, Parigi; Arte Contemporanea - Siamo qui e stiamo facendo, Castellafiume (L'Aquila); Art Frankfurt - La nuova mostra internazionale d'Arte del XX secolo, Francoforte, Germania; Ottanta-Novanta, Biennale d'Arte Filosofia Spettacolo, Monastero dei Benedettini, Monreale; Cyberspazio, Galleria Murnik, Milano; Medialismo, Galleria Paolo Vitolo, Roma; Diversite photographique, Galleria 1900-2000, Parigi, Francia. 1992 - Conferenze Telematiche Interattive, Galleria P. Vitolo, Roma; Soggetti di frontiera - Diplo la prima mostra del libro d'arte nel mondo, Fortezza da Basso, Firenze; Ottovolante - Per una collezione d'arte contemporanea, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo; Paradise Europe, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen; Mystfest XlII - Festival lnternazionale del Giallo e del Mistero, Cattolica; Video art - Xlll Festival internazionale del video e delle arti elettroniche, Locarno. 1993 - Metanetwork Menu Help, Galleria Paolo Vitolo, Milano; lnterfaccia II, Centro Culturale Edison, Parma; Medialismo, Flash Art Museum, Trevi; Forme di relazione, Orzinuovi; La natura virtuale, Festa provinciale dell'Unità, Modena. 1994 - SoggettoSoggetto - Una nuova relazione nell'arte di oggi, Castello di Rivoli; Identity problems - XXXIX Mostra Nazionale d'Arte Contemporanea, Termoli; Mondi virtuali, Bologna; Il rock è duro (2), Galleria Sergio Tossi, Prato; La natura virtuale II - Telepresenze e telecomunità, Festa Nazionale dell'Unità, Modena; Nodale, Galleria Manuela Allegrini arte contemporanea, Brescia. 1995 - Cybernauti 2 - Utopie della città - La città virtuale, Palazzo Sanguinetti, Bologna; Aperto Italia '95, Trevi Flash Art Museum, Trevi; Tecno, Galleria Vivita, Firenze; Il castello incantato - ovvero il sovvertimento tecno-mediologico dell'arte, all'interno di "Arte a Pordenone 1995 - III Mostra Mercato di Arte Contemporanea", Pordenone; Fax Art - La velocità nell'arte, edizioni Carte Segrete, Roma. 1996 - LifeWare, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università degli Studi di Roma La Sapienza; InterfacceBiologiche, Galleria Franco Riccardo, Napoli; Virtual light, Palazzo Fizzarotti, Bari; La Musa Tecnologica - Manifestazione di Arte Elettronica, San Benedetto del Tronto; Ultime Generazioni, XII Quadriennale d'Arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma. |
"COTROPIA"
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Nel '900 si è sviluppata la consapevolezza che la produzione di oggetti, idee o eventi, anche quando siano un atto individuale sono comunque: - una rielaborazione del patrimonio collettivo umano (un passo evolutivo) - artefatti dipendenti dalla struttura del contesto in cui sono prodotti. Dovendo sintetizzare in modo generico, i recenti sviluppi della biologia evolutiva, forti delle scoperte negli ambiti disciplinari più svariati, sembrerebbero indicare una inseparabilità dell'artefatto dallo schema di relazioni entro cui si sviluppa. La direzione dell'arte del '900 ci porta alle soglie del 2000 in uno stato delle cose per cui l'opera (oggetto, idea o evento) non può essere più isolata in un artefatto simbolico o metaforico, ma "vive" nella prassi coevolutiva che lega inscindibilmente soggetti, oggetti, schemi e comportamenti in zone auto-organizzate e autogestite che emergono spontaneamente. Si scopre che la singola cellula è proprietaria di un sistema neurale proprio (vedi le ricerche nel campo delle nanotecnologie di S. Hameroff in Ombre della mente di R. Penrose, 1994) e di come allo stesso tempo la cellula (eucariota) sia il risultato evolutivo di una simbiosi tra organismi differenti (vedi Microcosmo di L. Margulis, 1986). Come nelle recenti interfacce neurali l'immagine passa da simbolo a modello di un comportamento, allo stesso modo gli schemi di coevoluzione mutuale sostituiscono le carenti e arrurginite potenzialità "comunicative" di un sistema dell'arte basato sull'oggetto o evento metaforico. Inoltre emerge un nuovo conflitto. Da una parte l'apparato economico e industriale che spaccia nelle nuove tecnologie (in particolare in quelle in cui il confine tra la macchina e l'organico tende a svanire) un'ipotetica capacità di possedere (o essere tramite di) una coscienza consapevole (fallimento già verificato nelle ricerche sulla "intelligenza artificiale" e che quelle sulla "vita artificiale" tengono prudentemente a distanza dalle proprie finalità di ricerca). Un'ipotesi che crea uno stato psicologico di impotenza passiva di fronte ad un nuovo ipoteticamente in grado di creare rimozioni e sostituzioni meccaniche della coscienza individuale. Dall'altra la rivendicazione della propria autonomia individuale, del sostenere il diritto a (e contemporaneamente la consapevolezza della propria forza di) operare scelte individuali per restare (coevolvendovi mutualmente, ovvero garantendo il beneficio proprio e altrui) all'interno dello schema o di sottrarsene. La consapevolezza che innesti biotecnologici o culturali sono strumenti più deboli (e comunque in grado di essere gestiti dal) del libero arbitrio individuale. La prima parte usa le tecnologie industriali insieme a quelle culturali per costruire scenari sociali in cui l'individuo assiste in contemplazione estatica, ma passiva, all'emergere del superorganismo e insieme ad esso di feticci, stereotipi e artefatti di super-individui per lui alieni ed alienanti. Al contrario, la seconda pratica e costruisce attivamente zone di attrazione collettiva, transita nelle nuove tecnologie rifiutando di essere costretto in un'unica identità o di servire da superstar o simbolo metaforico di un concetto nel sistema delle merci e dello spettacolo. Non serve più nell'arte mostrare se stessi come opera, bensì diventa necessario o spontaneo l'operare per garantire la sopravvivenza dello schema che si è contribuito a far emergere e in cui si coevolve mutualmente. Lifeware non significa far diventare la vita un collage di protesi meccaniche o culturali, ma difendere e far emergere il libero arbitrio e l'autonomia individuale come qualità principale della vita in un contesto evolutivo in cui il limite tra organico ed inorganico, culturale e biologico è di tipo esclusivamente etico e operativo. |