Testi critici
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Roberto Lambarelli

Continuità dell'astrattismo ?

Negli ultimi decenni è stata messa a dura prova la validità e continuità del moderno. Le troppe interrogazioni a cui è stata sottoposta la cultura artistica contemporanea hanno fatto perdere le ragioni stesse del fare arte. In particolare l'astrattismo, che rappresenta uno degli assi portanti del Novecento, sembrava aver perso ogni aggancio con la realtà per porsi come puro atto formale. Ma la nostra coscienza storica ci impedisce di vederlo così riassunto. Ecco perchè oggi si vuole riflettere sulla pittura astratta e, fors'anche, ridefinirla.

Parlare dell'astrattismo significa parlare delle grandi contraddizioni che ha vissuto e che ancora vive la cultura artistica contemporanea. Prima tra esse l'abbandono del progetto proprio delle avanguardie storiche di creare una nuova sensibilit…, per un uomo rinnovato, per un mondo migliore.

La pittura, e con essa il design, l'architettura, la musica, la danza fecero dell'astrattismo uno strumento di battaglia contro la tradizione classica. Gli artisti, così armati, ricercarono in profondità nuovi modelli interpretativi della realt&agarve; oggettiva e si posero come i più creativi osservatori di una epoca di grandi trasformazioni sociali.

Si impegnarono, nella convinzione che da quelle loro premesse sarebbe nata una società migliore. Si illusero, e le loro illusioni si infransero nei regimi totalitari e nella violenta distruzione del conflitto mondiale. Il genocidio, la sopraffazione di un popolo sull'altro, la negazione dello spirito cosmopolita, sovranazionale che pure l'astrattismo, nel suo complesso, aveva auspicato e ricercato, costrinsero l'umanità, gli artisti, a interrogarsi sulla propria sorte, sulle ragioni dell'esistenza dell'uomo. Alla massima diffusione internazionale dell'astrattismo, aveva corrisposto la crisi esistenziale dell'uomo. Si era perso, in sostanza, quell'ottimismo che aveva caratterizzato l'avanguardia storica. Ecco la prima vera grande contraddizione del moderno che Rosenberg riassunse in quel fortunato ossimoro "la tradizione del nuovo".

Da questo spostamento concettuale derivò tutta l'arte successiva, dalla Pop Art, acritica mente impegnata nell'attualità, fino alle manifestazioni apparentemente più innovative come la Minimal o la Land Art. Ma gli anni Settanta furono anche gli anni della "Contestazione" e dell'impegno politico, gli anni in cui era doveroso interrogarsi sulle ragioni dell'agire individuale ma anche, e forse soprattutto, di quello sociale.

E la pittura astratta, riapparsa nei primissimi anni Settanta, sembrò una scelta formale compiuta sull'onda del disimpegno, ecco l'altra grande contraddizione. Noi sappiamo che quel le esperienze pittoriche di fatto erano impegna te nei confronti della realtà molto più di quanto correntemente si è portati a pensare. Anzi quel loro interrogarsi sul significato del fare pittura, sul valore del segno, del colore e della superficie collocava quei pittori all'interno della più austera tradizione della pittura astratta e, quindi dentro le più forti tensioni culturali del momento.

Ma è un fatto che quell'esperienza visse una breve stagione di clamori per poi ritornare ad essere intesa come pura ricerca formale, se non addirittura pedanteria da pittore-filologo, in confronto e in presunto contrasto alla forza contestatrice e innovativa dei performers concettuali e processuali. In quegli anni si preferì l'azione alla riflessione, i materiali della realtà ai mezzi della pittura, che parvero appunto troppo tradizionali. Senonchè agli inizi degli anni Ottanta gli artisti della nuova generazione tornarono alla pittura. E come ultimo capitolo ancora in via di stesura, riscoprirono, diciamo così, la pittura nei suoi fondamenti essenziali dell'astratto e del concreto ma con il carico esistenziale di quegli artisti che nell'immediato precedente storico avevano aggredito e conquistato progressiva mente la realtà.

Se oggi non fossero scoloriti i valori interpretativi, culturali ed ideologici, simbolici e spirituali si vedrebbe con facilità che dietro la linea spezzata, a volte contraddittoria, che caratterizza la dimensione astratta non vi è una stanca motivazione formale. Tutt'altro, vi è ricerca delle ragioni dell'esistenza, vi è il bisogno di interrogarsi sull'agire nel mondo, vi è la volontà di impor si sulla realtà stessa in una continuità che è propria di questo secolo. Una continuità che ha virato dall'ottimismo delle avanguardie storiche al pessimismo degli anni Cinquanta, al disincanto delle ultime generazioni.







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